Prima di introdurre - nel capitolo dedicato al practice chanter - il visitatore allo studio dei primi passi nell'apprendere la Great Highland Bagpipe, è a mio parere necessario accennare seppur brevemente, alla storia di questo strumento con lo scopo di identificarne le caratteristiche legate al contesto in cui esso vive ed è vissuto.
La cornamusa scozzese è oggi la forma più diffusa in assoluto di una enorme famiglia di strumenti, tutti accomunati dalla presenza di una sacca di riserva d'aria e da canne sonore di vario tipo; la famiglia è quella degli aeròfoni a riserva d'aria che, appunto a seconda dello specifico tipo, prendono nomi diversi. Così troviamo la nostra Zampogna, la Piva, Il Baghèt bergamasco, la Surdulina e altre ancora, come in altri paesi troviamo un gran numero di varianti di un concetto base (sacca+bordoni+canna del canto) che accomuna tutti questi strumenti in un'unica grande famiglia.
Uno studio interessantissimo a riguardo fu fatto dal famoso etno-musicologo Prof. Roberto Leydi che in occasione del 13° Autunno Musicale di Como, nel settembre 1979 scrisse e pubblicò un libretto che ancora oggi è di grande attualità. Questo libro, dopo una presentazione generale, si articola in schede esplicative piuttosto complete. Naturalmente non si tratta di un'opera enciclopedica, ma il Maestro Leydi in questo libretto diede un'esauriente panoramica di tutte o quasi le forme conosciute di strumento. Nella sezione dei links poi, potete trovare altre interessantissime fonti letterarie sulla storia della Great Highland Bagpipe. Qui voglio soltanto condensare alcune informazioni che siano utilil a chi si accinge allo studio per capire meglio lo strumento e averne un quadro storico che gli permetta di conoscere più a fondo le radici di quel suono che ha guidato in pace e in guerra milioni di scozzesi, diventando quasi il simbolo stesso della Scozia, insieme al famoso "gonnellino", il kilt, e al whisky, l'acqua della vita, divenuto uno dei liquori più bevuti al mondo. Qualcuno ha azzardato perfino che il whisky occupi il terzo posto al mondo tra le bevande più bevute, prima naturalmente l'acqua, poi la Coca-Cola e per terzo il whisky stesso. Sarà vero?
Le origini
Riguardo alle origini della cornamusa, come strumento dotato di sacca e canne, c'è molto poco materiale su cui lavorare. Gli storiografi musicali e gli etno-musicologi ritengono che la cornamusa sia l'elaborazione successiva di originali strumenti ad ancia insufflati direttamente dalla bocca del suonatore. Ciò per permettere la caratteristica intrinseca dello strumento, che è quella di produrre un suono continuo, senza interruzione.
Se, per esempio, osserviamo le Launeddas sarde, troveremo curiosamente che il suonatore soffia direttamente nello strumento sostituendo la sacca con le sue stesse guance, con una tecnica molto difficile da apprendere di "respirazione circolare" che permette la continuità del suono. Di questo splendido strumento si trova traccia già nella civiltà nuragica (3.000 a.C.) ed esso è giunto fino a noi praticamente e miracolosamente intatto, merito forse della insularità sarda che ha preservato questa antichissima tradizione. Io stesso considero le Launeddas come una vera e propria forma arcaica di cornamusa. Infatti le ance sono ricavate da normale canna palustre (Arundo Donax) esattamente come il resto dello strumento, e la forma di queste ricorda in modo impressionante le ance che alimnetano i bordoni (Drones) della cornamusa scozzese. Non solo: la musica scritta per le Launeddas (su Cunzertu) è curiosamente simile a certa musica per la cornamusa scozzese (Ceol Beag) fatta di balli e danze (su Ballu Tundu).
"La più antica testimonianza relativa all’applicazione di un sacco a strumenti a fiato risale all’età ellenistica, ed è rappresentata da una terracotta egizia del I secolo a.C. raffigurante un suonatore con cornamusa ad una canna, verosimilmente in funzione di bordone. Dall’Oriente la cornamusa penetrò nel mondo greco-romano agli inizi dell’età imperiale (I secolo d.C.). Di qui si diffuse presumibilmente in tutto il bacino del Mediterraneo. Bisogna però arrivare sino all’alto medioevo, X secolo, per incontrare le prime attestazioni del suo impiego."
(dal sito web dell'associazione "zampognaro.lagaro")
Le prime raffigurazioni certe di una cornamusa appaiono nel libro delle Cantigas de Santa Maria in cui viene rappresentato un suonatore intento a suonare una forma piuttosto imponente di cornamusa. Il periodo è medievale.
In questa fase storica, si affermarono le figure dei cantastorie (minnesangers), musicisti itineranti che, spostandosi in lungo e in largo per l'Europa, contribuirono alla diffusione della musica popolare e alla sua contaminazione in funzione del gusto e dello stile delle terre in cui si trovavano. Costoro, ovviamente, non potevano spostarsi con strumenti ingombranti, ed è così che nacquero ad esempio gli organi portativi, alimentati a mantice, per permettere al suonatore un facile trasporto. Su tutta questa messe di strumenti, a corda, a percussione, a fiato, si impose la cornamusa, come strumento di festa, accompagnante balli e rappresentazioni. Molto si è scritto (rimando alla sezione bibliografica per questo) sul perchè la cornamusa abbia sempre svolto un ruolo rilevante nel panorama degli strumenti a fiato; il mio pensiero, tra il tecnico e l'esoterico, è che questo strumento, dalla caratteristica voce penetrante e dal suono continuo, in qualche modo generi in chi lo ascolta sensazioni primordiali e molto profonde. Infatti è difficile dare una spiegazione logica e razionale alla passione che, sia io che i miei allievi ed amici, proviamo e alla sensazione "fisica" reattiva davanti al timbro di questo strumento. Se qualcuno di voi ha provato la sensazione di pelle d'oca che si prova a vedere ed ascoltare una banda di cornamuse e tamburi, al suo lento e cadenzato avanzare, può ben comprendere tutto questo. E non siamo i soli. La cornamusa scozzese è diventata forse per queste caratteristiche uno strumento di guerra. Un esempio: a seguito della disfatta giacobita, dopo l'ultima battaglia persa dai Clan guidati dal principe Carlo Eduardo Stuart a Culloden Moor il 16 aprile del 1746, un magistrato inglese decretò senza mezzi termini che la cornamusa scozzese doveva essere considerata "an instrument of war", uno strumento di guerra, perchè accompagnava sempre i combattenti in battaglia e li spingeva ad affrontare lo scontro bellico con maggiore coraggio. La cornamusa generava esaltazione e determinazione nel combattente scozzese, così come provocava terrore nel nemico. La combinazione micidiale di ferocia in battaglia dello scozzese unita al suono selvaggio e acuto delle cornamuse, fece sì che i soldati tedeschi, durante la Prima Guerra Mondiale, soprannominassero questi guerrieri "ladies from hell", le signore dall'inferno, a causa del gonnellino e della cornamusa, unito alla loro mortale ferocia.
La Cornamusa in Scozia
La Cornamusa Scozzese non è uno strumento scozzese.
Apparentemente, questa affermazione può suonare come uno scherzo o un gioco di parole, ma non è così.
Partiamo dal concetto che la Scozia è sempre stata una nazione (tale la considero e anche molti scozzesi) isolata e remota. L'imperatore romano Adriano, nella conquista delle isole britanniche, dovette fermarsi a quello che diventò confine tra Scozia (Caledonia) ed Inghilterra (Britannia), erigendo un sistema di fortificazioni più noto come Vallo di Adriano . Questo per difendersi dalle incursioni dei Pitti (Picti, Pictus = dipinto, a causa dell'abitudine di tali popolazioni guerriere a dipingere viso e corpo con colori sgargianti tra cui predominava il blu) nelle regioni occupate.
E' noto a tutti quale sia stata nei secoli la lotta per l'indipendentismo della Scozia dal regno britannico il cui epilogo fu appunto il bagno di sangue di Culloden Moor nel 1746. E' però altrettanto vero che la Scozia fu invasa da più parti, tant'è che il nome stesso Scozia, deriva dalla tribù degli Scoti, che proveniva dalla vicina Irlanda.
Le prime tracce storiche della presenza della cornamusa nelle isole britanniche risalgono ai primi del XIV secolo, quando la cornamusa compare nelle Canterbury Tales di Chaucer . Quasi nulla però si sa riguardo alla comparsa dello strumento nelle Highlands . Di fatto esso compare in modo certo dopo il XVI secolo e una favola popolare vorrebbe che non provenisse dalla vicina Inghilterra ma dalla nostra Italia! Infatti pare che tra le truppe che militavano nelle fila del re di Francia Francesco I ci fossero dei mercenari scozzesi. Il 24 febbraio del 1525 queste truppe si scontrarono nella gigantesca battaglia nota come Battaglia di Pavia, contro le truppe di Carlo V di Spagna. Quest'ultimo vinse la battaglia e le truppe francesi si ritirarono attraversando il nord-Italia e le alpi per ritornare ai paesi di origine. La conferma che ci fossero degli scozzesi è certificata dal fatto che in Alta Val Canobbina, alcuni di questi si fermarono stanziandosi in un sito che sarebbe divenato poi il paese di Gurro . Bene, tra questi soldati, che invece rientrarono in patria, sembra ci fossero suonatori di pive provenienti dalla vicina Cremona. Costoro furono ospitati in Scozia, pare presso il potente Clan MacLeod, a Dunvegan, sull'isola di Skye, nelle Ebridi Interne . Dal loro nome deriverebbe quello della famiglia dei McCrimmon (MacChruimein, in Gaelico) che letteralmente vorrebbe dire "da Cremona" . Questa è una delle tante storie che circondano la comparsa delle cornamuse in Scozia . Di fatto i MacCrimmon furono i primi pipers che in qualche modo "codificarono" la musica per la cornamusa scozzese e Donald Ban MacCrimmon è diventato una sorta di emblema vivente di questa famiglia. Di lui esiste e ancora si suona il Piobaireachd Cha Till MacChruimein (MacCrimmon non tornerà) che si dice egli abbia scritto per preconizzare la sua stessa morte dopo la cattura nel 1745.
Nella storia..
La Great Highland Bagpipe è assurta a simbolo della Scozia, delle sue tradizioni e della fierezza delle genti scozzesi quando - al termine del periodo detto della proscrizione (dal 1746 al 1790 circa) seguito alla famigerata battaglia di Culloden Moor - le truppe scozzesi furono incorporate in blocco nell'esercito britannico. Naturalmente queste tuppe formarono le loro bande reggimentali di cornamuse. Uno dei primi reggimenti, formato proprio per "tenere a bada" le teste calde di Scozia, fu il Black Watch (42° Royal Highland Regiment) che nacque molto prima di tali eventi, all'incirca nel 1660 . Detto, appunto, "Guardia Nera", forse a causa del colore scuro del tartan, questo reggimento fu uno dei primi - se non il primo in assoluto - a dotarsi di una Pipe Band. Un sito interessantissimo (in inglese) e molto ben fatto riguardo alla storia concisa della Great Highland Bagpipe e delle forme ad essa correlate è quello di Frank Timoney.
Dal 1800 circa in poi la cornamusa scozzese ha accompagnato le truppe britanniche in quasi ogni parte del mondo, laddove - a causa della politica espansionista e coloniale inlgese - queste hanno combattuto e stanziato. E' per questo motivo che negli Stati Uniti d'America la cornamusa scozzese è diffusa capillarmente, e non c'è piccola città o borgo che non abbia la sua brava Pipe Band. Paradossalmente la cornamusa scozzese ha più adepti e musicisti nelle terre lontane che nella stessa Scozia, che è diventata quasi una sorta di "punto di raduno" per tutti i pipers. Ricordo che nel 2005 ci fu un enorme meeting partecipato da più di 10.000 pipers a Edinburgo con rappresentanze da USA, Canada, Australia, Nuova Zelanda, india, Pakistan, Oman, Giordania, Sud Africa, e molti altri paesi, tra cui una sparuta rappresentanza italiana. La cornamusa scozzese ha molte pipe band in Germania, Olanda e Svizzera. Ogni anno poi a Lorient, in Bretagna, si svolge il Festival Interceltico a cui partecipano quasi tutte le rappresentanze.
Alcune scene dell'ultimo massacro di Culloden Moor. Migliaia di scozzesi vennero falciati come fiori di campo dalle truppe al soldo della corona inglese, comandate dal famigerato Duca di Cumberland, detto "il macellaio".
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