Perchè quando si parla di cornamusa si associa questo strumento alla musica celtica?
Probabilmente l'associazione mnemonica che si è portati a fare deriva dal fatto che la cornamusa viene suonata in aree celtiche quali la Scozia, l'Irlanda, la Bretagna e la Galizia spagnola; anche se tale strumento, nella sua forma più conosciuta ( Great Highland Bagpipes ) o in altre forme minori, è familiare e diffuso in tutto il mondo.
Sicuramente i celti delle tribù che popolavano l'Europa e parte dell'Asia, nelle epoche più remote non sapevano neppure che cosa fosse una cornamusa. Tutt'al più avranno sentito il suono di qualche strumento simile proprio dai loro nemici: l'esercito romano!
Infatti la musica celtica vera e propria non esiste.
E allora perchè quando parliamo di musica celtica pensiamo subito alle cornamuse, all'arpa o a qualche altro strumento tipico dell'area? Semplicemente perchè in queste zone si è sviluppato uno stile originale che utilizza tali strumenti. In realtà non esiste una vera e originale musica celtica se non dal XII/XIII secolo d. C. in poi.
Dell'epoca tribale, non restano testimonianze di quale musica fosse eseguita; anzi, neppure si sa se ci fosse musica a quel tempo.
Il popolo celtico pervase tutta l'Europa, parte dell'Asia e si spinse quasi ai confini dell'Africa, mescolando le proprie usanze con quelle delle popolazioni locali. La totale mancanza però di testimonianze scritte ( i Celti tramandavano tutto oralmente ) non ci permette di saperne di più. In Emilia ( terra dove sono nato e dove vivo ) è certo che i Celti si mescolarono con gli Etruschi. E costoro condividevano con gli "invasori" usanze pacifiche, e una tendenza simpatica e godereccia per il bere, il buon cibo e i piaceri del sesso. Questa caratteristica è tutt'ora presente nei bolognesi.
Se analizziamo la cosiddetta musica celtica contemporanea, vediamo come essa sia fatta di musica popolare: ballate, danze, canzoni; insomma niente a che vedere con la musica colta delle corti europee. Era musica semplice per gente semplice. Ma ciò non toglie che l'espressione artistica e poetica abbia in molti casi raggiunto apici di notevole bellezza.
Gli strumenti si adattavano forzatamente a questa caratteristica. Innanzitutto strumenti poco costosi e soprattutto portatili, per seguire il suonatore: quindi violini, concertine (accordions), flauti, piccole arpe, fisarmoniche, percussioni e - naturalmente - la "nostra" cornamusa. Importata dalla tradizione dei menestrelli e dei musicisti nomadi, prende presto il posto di strumenti decisamente più "timidi" e di minor volume.
Si adatta alla musica celtica, nelle aree irlandese, scozzese, bretone, galiziana, modellandosi ai bisogni melodici di ogni singola area. Così in Irlanda si sviluppa la Uillean Pipe, da suonare al chiuso, ma anche la War Pipe che, esportata nella vicina Scozia, diventerà la Great Highland Bagpipe. In Bretagna si sviluppa il Binjou, forma più piccola, intonata per suonare insieme alla bombarda nel Kan-na-diskan (Canto-Discanto) a riprodurre la stessa tecnica vocale di canone e di circolarità, che riprende un antico concetto religioso animista e panteistico di riproposizione del ciclo vitale. In Galizia spagnola e nelle Asturie assomiglia di più alla cugina scozzese prendendo il nome di Gaita (dal termine spagnolo che significa pecora, dato il materiale con cui è composta la sacca).
Insomma, l'aeròfono a riserva d'aria trova uno sviluppo formidabile nell'area celtica, regredendo invece progressivamente nelle altre aree europee. Pensiamo a come è praticamente scomparsa un' altra forma di cornamusa: la nostra piva appenninica. Solo alcuni appassionati suonano il Baghet bergamasco. Altrettanto pochi appassionati difendono dalla estinzione la zampogna, nell'Italia centrale, meridionale ed insulare. Nei Balcani, e nella mitteleuropa, dove era diffusissimo, questo strumento sparisce quasi del tutto.
La cornamusa scozzese assurge alla definizione antonomastica dello strumento, diventando la forma più diffusa, in tutto il mondo.
Voglio sempre ricordare come la cornamusa scozzese possieda un suo repertorio originale di musica: il Piobaireachd. Una tradizione secolare codificata e studiata dalla famiglia dei McCrimmon, pipers ereditari del potente Clan MacLeod, stabilì regole e stile esecutivo adatto allo strumento, trasponendo alla bagpipe musica che originariamente era nata per l'arpa e per il canto, in brani assolutamente unici per bellezza e fascino ipnotico.
La musica popolare, la Ceol Beag gaelica, è solo un tardivo adattamento di musica popolare o militare alla cornamusa. Non ne è assolutamente l'essenza più profonda.
La bellezza di questa musica va cercata, capita, interiorizzata con un lungo esercizio d'ascolto e, per chi suona, di esecuzione. La codifica scritta pentagrammatica non riesce comunque a rendere la ritmica aperta e la resa stilistica della Ceol Mor, la Grande Musica.
Oggi giorno poi la musica rock e pop ha assorbito la musica di tradizione popolare celtica per produrre musica assolutamente nuova, talvolta con risultati molto interessanti, altre volte con risultati a dir poco discutibili. Ma la musica popolare è così: fluida come l'acqua.
Per concludere: la musica celtica è il coacervo di culture eterogenee condensate in uno stile affascinante, ricco di sonorità caratteristiche, esattamente come è la musica mediterranea; tanto che diversi autori e compositori (es. Loreena McKennit) hanno spinto la loro sperimentazione attraverso la fusione di sonorità che potrebbero definirsi superficialmente contrastanti e che - con un accurato lavoro culturale e attraverso una sensibilità spiccata - hanno portato a un nuovo mondo di musica etnica seducente e unica.
(Pietro Malaguti)